APPELLO #ALLEANZA CONTRO LA POVERTA'

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna ha approvato, il 14 dicembre scorso, la legge regionale” Misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito” con la quale si istituisce il Reddito di solidarietà (RES). Si tratta di un contributo fino ad un massimo di 400 euro al mese, per un anno, che potrà essere richiesto, ai Comuni, da nuclei famigliari, anche unipersonali, con Isee pari o inferiore a 3000 euro, condizionato all’accettazione di un progetto di impegno sociale o di inserimento lavorativo. 

Il RES si va ad affiancare al SIA, il sostegno all’inclusione attiva, misura statale di contrasto alla povertà, per una disponibilità complessiva di 72 milioni di euro e potrebbe interessare 80 mila persone, corrispondenti a circa 35.000 nuclei familiari, residenti in Regione in condizione di grave povertà.

La Caritas giudica positivamente l’introduzione di queste misure per almeno tre motivi: si tratta finalmente di misure strutturali di contrasto alla povertà che aspettavamo da tempo e che speriamo possano diventare definitive perché rappresentano la premessa indispensabile per qualsiasi progetto di riscatto dalla grave marginalità; si tenta di superare la logica dell’assistenzialismo in quanto si condiziona il trasferimento monetario ad un percorso di accompagnamento finalizzato all’accettazione di un progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo; si inaugura un metodo di lavoro, attraverso la costituzione di equipe multidisciplinari costituite da una pluralità di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di definire progetti personalizzati per ogni nucleo richiedente e quindi si favorisce una collaborazione strutturale tra tutti i soggetti presenti nel territorio che dovrebbe razionalizzare i contributi di tutti.

Non mancano le preoccupazioni. La prima è che la riforma si fermi. Questo significa a livello statale procedere con la definizione del piano nazionale di contrasto alla povertà e all’approvazione della legge delega per l’introduzione del reddito d’inserimento, mentre a livello regionale occorre emanare un regolamento attuativo efficace e un’ampia azione di monitoraggio. La seconda preoccupazione riguarda le risorse finanziarie a disposizione, ampiamente insufficienti rispetto alla platea di povertà assoluta in Regione; l’auspicio dunque, è che tenendo conto delle proposte dell’Alleanza contro la povertà si possa gradualmente coprire il fabbisogno perché la misura diventi effettivamente universale. 

Sauro Bandi

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TESTO DELL'APPELLO ALLE CARICHE ISTITUZIONALI DELL'ALLEANZA CONTRO LA POVERTà

Il clima di incertezza politica rischia di privare tante famiglie indigenti della possibilità di ricevere il sostegno pubblico di cui hanno necessità. Affinché ciò non accada, l’Alleanza contro la povertà chiede di approvare la legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione (REI) e di predisporre il Piano nazionale contro la povertà.

Dall’inizio della crisi, le persone in povertà assoluta in Italia sono aumentate del 155%: nel 2007 erano 1milione ed 800mila mentre oggi sono 4milioni e 600mila. Povertà assoluta è il termine tecnico che indica la miseria: la vive – infatti – chi non riesce a raggiungere lo standard di vita definito dall’Istat “minimamente accettabile”, con riferimento ad alimentazione, abitazione, vestiario, trasporti ed altre esigenze primarie.

Da gennaio l’Italia sarà l’unico paese europeo nel quale lo Stato non fornisce un aiuto alle persone in povertà assoluta. La Grecia infatti, che condivideva questo primato negativo con il nostro Paese, ha deciso di introdurre nel 2017 un sostegno pubblico a chiunque si trovi in tale condizione.
Nell’ultimo anno sono stati realizzati significativi passi in avanti per colmare questa carenza. Vi hanno lavorato insieme il Governo e le principali forze parlamentari, di maggioranza e di opposizione. L’Alleanza contro la povertà ha contribuito attraverso un’attività costante di sensibilizzazione, pressione e proposta. È stata così avviata una misura transitoria, destinata a 3 poveri su 10. È, soprattutto, cominciato il percorso parlamentare della legge delega per l’introduzione del Reddito d’Inclusione (REI), giunto a buon punto. Il REI dovrebbe rivolgersi a tutti i poveri, fornendo loro un contributo monetario, per affrontare le difficoltà economiche di oggi, insieme agli strumenti per costruirsi un domani migliore (formazione professionale, nidi per i figli, sostegno psicologico e così via, in base alle diverse esigenze di ognuno).

L’incertezza politica, però, rischia ora di vanificare i passi in avanti compiuti, proprio quando bisognerebbe portare a compimento il lavoro svolto, introducendo finalmente nel nostro paese un sostegno rivolto all’insieme della popolazione povera. L’unico modo per evitarlo è che il Parlamento approvi – in tempi brevi – la legge delega e che sia predisposto il Piano nazionale contro la povertà, nel quale specificare tutti i passaggi attuativi da compiere per l’introduzione del REI.

L’Alleanza contro la povertà auspica che non siano scaricate sulla parte più debole della società italiana le conseguenze negative dell’instabilità politica. Chiede, dunque, al Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri e ai Presidenti di Camera e Senato che l’azione del Governo e del Parlamento pongano tra le priorità la lotta alla povertà e, a tutte le forze politiche di collaborare affinché si giunga in tempi rapidi a:
• approvare la legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione (REI);
• predisporre il Piano nazionale contro la povertà con un investimento tale da rendere i servizi territoriali realmente inclusivi.

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