Il Punto sull'economia Aprile 2015

di Luciano Camaggio

L'ECONOMIA GRECA A RISCHIO DEFAULT, OVVERO ATENE IN UN VICOLO CIECO

Come noto, alla base della drammatica crisi economica che ha investito la Grecia ci sono alcuni nodi strutturali che i governi greci da circa venti anni non sono riusciti a risolvere. Ci riferiamo in particolare alla corruzione, all'evasione fiscale, alla criminalità, all'aver rimpinguato la pubblica amministrazione di una quantità enorme di dipendenti, rendendola poco efficiente. Ricordiamo inoltre che al momento dell'entrata in vigore dell'Euro, non avendo i requisiti prescritti, i governanti dell'epoca fecero falsificare i bilanci del Paese da una importante società di revisione internazionale. Queste sono certamente le colpe dei governanti greci e bisogna prenderne atto. Ma veniamo ad esaminare quali sono stati i rimedi proposti dalla famosa troika, ovvero Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e  Commissione Europea, nei due piani di salvataggio del 2010 e 2012, che lungi dal risolvere il problema, hanno piuttosto contribuito ad intrappolare Atene in una spirale al ribasso apparentemente inarrestabile.Intanto segnaliamo che dal 2008 al 2013 ( ultimo dato Eurostat disponibile) il PIL ha fatto registrare una drammatica caduta libera del 25%, con una disoccupazione che ha raggiunto l'elevato tasso del 26%, ovvero su 10 milioni di abitanti ci sono 2,5 milioni di disoccupati e con i dipendenti che hanno subito riduzioni drastiche degli stipendi e dei salari, e quindi a rischio povertà. Il debito pubblico è nell'ordine dei 317 miliardi, ma ha raggiunto un altro rapporto molto negativo, in quanto rappresenta il 172% del PIL.

Ma analizziamo le cifre impietose dei due piani di salvataggio. Il punto di partenza è il cosiddetto Greek Loan Facility, ovvero un piano di prestiti bilaterali tra Atene e i diversi Paesi membri dell'Unione Europea. Lanciato ufficialmente dall'Eurogruppo il 2 maggio 2010, il programma prevedeva l'erogazione di 77,3 miliardi in tre anni, cui si aggiungeva un ulteriore prestito di 30 miliardi del FMI e, quindi, per un totale di107,3 miliardi. Ma detto piano non ha funzionato in quanto le risorse erogate non sono state impiegate per ridurre lo stock del debito pubblico, ma per sostituire i debiti bancari con debiti sovrani; inoltre i governi greci non sono stati in grado di realizzare il piano di riforme prescritto dalla Troika. Nel marzo 2012, quando già la Grecia aveva ricevuto 52,9 miliardi dall'Eurogruppo e 20,1 miliardi dal FMI, e quindi per un totale di 73 miliardi, il nuovo piano conferma ciò che manca, ovvero 34,3 miliardi, nonché la concessione di nuovi finanziamenti per 120,2 miliardi dall'UE e ulteriori 10 miliardi dal FMI, che vengono rateizzati fino al 2014. Purtroppo non è andato tutto bene e, a gennaio del 2015, il Paese è con l'acqua alla gola. Ma perchè questi due piani di salvataggio, che pure hanno messo in campo delle ingenti somme, non hanno in sostanza funzionato. La spiegazione sta nel fatto che sono state realizzate delle complesse operazioni finanziarie di ristrutturazione del debito, che invece di alleggerire la situazione l'hanno aggravata. Inoltre è avvenuto che in sostanza al debito sovrano greco, detenuto dalle Banche europee, in particolare dalle Banche tedesche, si  è sostituito il debito sovrano degli stati dell'Unione Europea, compresa l'Italia che ha concesso prestiti per circa 37,3 miliardi di euro. Ma veniamo ai giorni nostri e sappiamo che le elezioni del gennaio scorso in Grecia hanno decretato la vittoria di Siryza ed il nuovo premier Tsipras, con il suo Ministro dell'economia Varoufakis, sta cercando di rinegoziare la drammatica situazione finanziaria della Grecia con l'Unione Europea, dichiarando di voler evitare le imposizioni della Troika, attraverso la mediazione dell'OCSE. L'amara conclusione che possiamo trarre da tutta la vicenda greca è che gli errori dei governanti, che in effetti ci sono stati e sono rilevanti, sono stati fatti pagare alla popolazione attraverso le cosiddette politiche di austerity, che lungi dal risolvere la situazione, hanno provocato una vera macelleria sociale. In sostanza la tesi del ”rigore espansivo” ,ovvero il dogma che “tirando la cinghia si crescerà”, ha distrutto l'economia greca e devastato il suo popolo. In definitiva quello che è avvenuto è che al debito sovrano greco tenuto dalle banche, salvandole dal rischio del default, si è sostituito il debito sovrano dei Paesi Europei, in particolare 56,5 miliardi della Germania, 42,4 miliardi della Francia, 37,3 miliardi dell'Italia, 24,8 miliardi della Spagna e33,8 miliardi di altri Paesi, per un totale di 194,8 miliardi, ovvero 2/3 del totale del debito sovrano greco che al 31/12/2014 ammontava a 317 miliardi. Secondo alcuni analisti sarebbe stato sufficiente, al momento dell'evidenziarsi della crisi e cioè nel 2010,  che la cosiddetta Troika avesse, con un investimento di soli 25 miliardi di euro, bloccato sul nascere la speculazione finanziaria sui rendimenti che stava appena cominciando sul debito sovrano greco. Ma fu rifiutata in nome del principio dell'azzardo morale, ovvero prevalse l'idea secondo la quale la garanzia sul debito avrebbe incoraggiato i governanti greci nel perseverare negli sprechi e nell'allegria contabile Se tutto ciò fosse vero, sarebbe una clamorosa sconfessione dei rimedi adottati dalla Troika, che purtroppo come verificato, hanno aggravato la situazione facendola precipitare. Auspichiamo che nelle trattative in atto prevalga il buon senso e si cerchi di evitare il peggio. Concludiamo con una nota positiva, ovvero in questo periodo di crisi, il governo ellenico ha varato una legge sulle imprese sociali, con l'intento di dare lavoro alle categorie protette (detenuti, disabili, tossicodipendenti), ma che in pratica è stata in molti casi utilizzata anche per combattere la disoccupazione giovanile, con iniziative in particolare nel campo del cibo, dell'alimentazione e del turismo.