Uno Sguardo alla Mondialità

La povertà giovanile nell'Africa Subsahariana
di Michele Tempera

Una parte significativa dei migranti che stanno attraversando interi continenti per raggiungere una vita migliore in Europa, sono quelli che vengono chiamati “migranti economici”. Essi non sono classificati come rifugiati e non fuggono dalle conseguenze immediate di guerre e violenze, bensì dalla miseria e contesti di vita fortemente degradati. Tra essi spiccano per numero e difficoltà affrontate i migranti originari degli stati dell’Africa occidentale. In particolare queste nazioni sono: Burkina Faso, Mali, Ghana, Camerun, Costa d’Avorio e Guinea Bissau. Sono paesi estremamente poveri e privi di possibilità nel breve periodo di risollevarsi economicamente o socialmente.

Per questo, tante persone partono ogni giorno da questi luoghi per tentare di raggiungere, a costo della vita, gli stati europei che considerano più promettenti per ricostruire un futuro per sé stessi e, successivamente, per i loro famigliari rimasti in patria. La gran parte di questi migranti hanno due caratteristiche peculiari: sono di sesso maschile e sono giovani. Questi due aspetti non sono marginali o casuali, infatti, durante il terribile viaggio che li aspetta solamente chi è in salute e dispone di forza e resistenza, potrà sperare di arrivare vivo a destinazione.

Inoltre, la povertà generalizzata in questi paesi, risulta particolarmente difficile da sopportare per i giovani, i quali nutrono giustamente delle aspettative per il loro futuro e sono perfettamente consapevoli che esse verranno costantemente frustrate nel loro paese di origine. Una povertà giovanile così diffusa spinge decine di migliaia di giovani a migrare e chi di loro è giunto fino alle coste meridionali europee, ci porta una dimostrazione diretta di come ora una parte di quelle povertà si sia trasferita sul nostro territorio comunitario ed italiano. Ciò evidenzia un legame diretto, per altro in corso da circa quindi anni, tra povertà che, pur essendo distanti dal punto di vista geografico e culturale, finiscono con il convergere per effetto delle contraddizioni del sistema economico-finanziario liberista internazionale. Nessuna povertà appartiene dunque ad una sola nazione e nessun problema di tali dimensioni può più essere confinato all’interno di una ben delimitata area geografica (il che significherebbe per l’occidente vederla solamente sugli schermi delle televisioni).

Mentre le contraddizioni di un sistema economico insostenibile produce “scarti”, parallelamente, questi “scarti” non sono più numeri e statistiche, ma spesso si trasferiscono nei paesi dell’Unione Europea e naturalmente anche in Italia. Siamo quindi noi, oggi, a dovere fare fronte al futuro di tutti questi giovani che non potevano più aspettare di avere un ruolo attivo nella propria grama vita e che ora incontrano lo stesso problema dove pensavano di poter trovare una soluzione alla loro perenne subalternità economico-sociale ed umana.

La disoccupazione giovanile e la acuta povertà che si registrano in Africa occidentale, possono così essere collegate con i fenomeni analoghi verificabili, sebbene con dimensioni ed intensità minori, in Europa occidentale. Questo collegamento, ora cementato dalle migrazioni di massa dell’ultimo quindicennio, esisteva in realtà già precedentemente. Infatti, le condizioni socio-economiche estremamente difficili dell’Africa occidentale dipendevano, e in larga parte dipendono tutt’ora, dal sistema economico che relega le nazioni di questa area geografica ad un ruolo subordinato al benessere materiale delle nazioni occidentali. Il legame diretto tra benefici tratti dall’occidente in proporzione ai danni provocati ai paesi dell’Africa occidentale, è dunque sempre esistito; in ogni caso esso è di molto precedente a quello creato per disperazione dai tanti giovani che in questi anni sono espatriati alla ricerca di una vita dignitosa.

Analizzati i collegamenti e le cause retrostanti alcuni dei fenomeni che oggi si dispiegano in tutta la loro drammaticità, rimangono in attesa di una soluzione urgente due situazioni situate ai rispettivi poli del legame esistente descritto sopra.

La prima è quella dei paesi dell’Africa occidentale che continuano ad occupare una posizione sfavorevole ed ingiusta nel sistema internazionale, senza la minima prospettiva di miglioramento. Senza un cambiamento radicale da parte delle istituzioni internazionali che possiedono la legittimità e capacità di intervenire, sarà solo questione di tempo prima che la prossima crisi internazionale di gravissima portata esploda in quei luoghi pieni di giovani senza speranza e mezzi per sostentarsi. La seconda situazione è rappresentata dalle decine e decine di migliaia di giovani che hanno raggiunto l’Europa proprio a partire dalle aree dell’Africa occidentale. Che fare di loro? Per ora molti sono cinicamente sfruttati dalla criminalità organizzata nel sud di questa Europa o vivono di sussidi ed espedienti nel nord del continente europeo. Quale futuro ci potrà essere per loro in Italia o in Europa? Le istituzioni pensano forse che sia possibile andare avanti alla giornata, sperando che questi ragazzi si integrino in una economia europea che, salvo qualche sacca di arretratezza come l’Italia, la Bulgaria e la Grecia, non ne richiede quasi per nulla le scarse competenze?

Sarebbe bene immaginare un futuro per loro, visto che abbiamo capito dalla teoria esposta nella prima parte dell’articolo, che nulla è separato o troppo lontano e che le contraddizioni, nel mondo di oggi, tendono a manifestarsi e convergere coinvolgendoci tutti, sempre più, in un unico destino.