Il Punto sull'economia - La corruzione

La corruzione: il male oscuro che divora la legalità e l'etica
di Luciano Camaggio

Secondo la Corte dei Conti il costo della corruzione in Italia viene quantificato in 60 miliardi l'anno, ai quali vanno aggiunti i costi di altri tre fenomeni che sono ad essa collegati, ovvero l'evasione fiscale, che si stima in 160/180 miliardi l'anno, l'economia malavitosa, circa 10 punti di PIL e , quindi, 160 miliardi e l'economia sommersa. Come si può notare si tratta di risorse ingenti sottratte all'economia legale.

Cerchiamo di esaminare quale è in Italia la situazione di contrasto alla corruzione: dopo il picco di arresti di “mani pulite” del 1992 e la grande solidarietà manifestata dai cittadini nei confronti della magistratura, le condanne sono in caduta libera (abbiamo circa 400 detenuti su una popolazione carceraria di circa 60 mila). Si sono in sostanza moltiplicate norme pro-corruzione con le quali le maggioranze “bipartisan” hanno da un lato ostacolato l'attività giudiziaria anticorruzione e dall'altro rese più allettanti le occasioni per delinquere con l'estensione, per esempio, di criteri emergenziali o ad alta discrezionalità nell'assegnazione di contratti di forniture e/o di appalti senza gara.

Due esempi concreti: da un lato la depenalizzazione del falso in bilancio, varata a suo tempo dal governo Berlusconi, pur sapendo che è con tale pratica che si costituiscono i “fondi neri”, da utilizzare per corrompere. Il Governo Renzi, da un lato ha inasprito le pene e i tempi della prescrizione, ma ha sancito che il mancato inserimento di un cespite determina il falso in bilancio, mentre i criteri di valutazione dello stesso cespite, se inserito, non costituiscono un reato; sappiamo benissimo che in realtà non è così e di recente la Cassazione è stata costretta, in base a tale norma, ad assolvere dal reato di falso in bilancio un noto sondaggista, già condannato in primo ed in secondo grado. Aggiungiamo le norme di alleggerimento sui reati di abuso di ufficio e di concussione.

Secondo esempio: la famigerata “Legge Obiettivo”, che aveva come scopo quello di velocizzare l'esecuzione delle grandi opere, ma che in sostanza ha presentato due punti deboli: il primo l'assegnazione delle opere  a trattativa diretta, ovvero senza gara di appalto ed il secondo che l'impresa aggiudicataria si nominava il controllore; in sostanza è quell'obbrobrio normativo che ha dato luogo agli scandali, tanto per citarne due, dell'Expò di Milano e del Mose di Venezia. Secondo alcuni esperti le opere portate a termine con la citata legge rappresentano solo il 18% di quelle avviate.

Da segnalare in questa palude due figure importanti: quella del ”facilitatore”, ovvero del faccendiere che ha il compito di mettere in contatto l'imprenditore con il politico, ed il “riciclatore” che ha il compito di reperire e ripulire le mazzette. Da aggiungere, come evidenziato da diversi scandali, che in più occasioni le mazzette in denaro sono state sostituite da prestazioni varie (viaggi, cene, regali costosi, contributi a fondazioni create ad hoc, finte consulenze, assunzioni parentali, escort, eccetera).

Come sappiamo, dopo gli scandali Expò e Mose, il Governo Renzi ha nominato Presidente dell'ANAC, ovvero dell'Autorità Anticorruzione, il Giudice Cantone, persona competente, ma purtroppo non  basta, in quanto come hanno dimostrato lo scandalo “Mafia Capitale” e le recenti dimissioni di Marino da Sindaco di Roma, la corruzione è così diffusa nella burocrazia romana, che non riguarda solo il Campidoglio, ma anche i vari ministeri, per cui si richiede un'azione costante , non solo di sorveglianza, ma di buon esempio.

 Purtroppo la corruzione parte dell'alto, ovvero dalla classe dirigente sia politica (non dimentichiamo che buona parte dei nostri Parlamentari sono inquisiti, se non condannati), che manageriale, per poi diffondersi verso il basso e “il così fan tutti” si estende rischiosamente in ogni ambito. Aggiungiamo il recente arresto a Milano del Vice Presidente della Regione Lombardia e quanto evidenziato dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli con l'inchiesta sul marciume che purtroppo investe il mondo del calcio in Italia.

Ricordiamo, ancora, gli scandali che hanno investito ben 18 Consigli Regionali su venti,  con il discorso dei rimborsi elettorali e quelli che giornalmente emergono in diversi comuni del nostro “Bel Paese”.

 Si tratta, pertanto, di un fenomeno molto diffuso, che richiede una azione incisiva, sopratutto a livello educativo, incominciando dalla scuola. Occorre cioè una “riconversione morale”, introducendo nella pubblica amministrazione meccanismi imparziali di reclutamento, garantendo un livello minimo di istruzione popolare e assicurando vera libertà di stampa. In sostanza, se esiste la volontà politica, il cambiamento è possibile ed i rimedi sono noti.

La corruzione determina , in definitiva, una privatizzazione di risorse pubbliche, a vantaggio di pochi e non influenza solo aspetti economici, ma ha ricadute sul sociale: sulla salute dei cittadini, sull'ambiente – con la cementificazione selvaggia e l'inquinamento-, sulla selezione “demeritocratica” dei peggiori, frena gli investimenti in ricerca e sviluppo in quanto altera la libera concorrenza.

Naturalmente tutto questo comporta l'arricchimento di una fascia di ceto ricco, che diventa sempre più ricco, ai danni del cosiddetto ceto medio, passato come noto dal 33% al 18%. In una recente intervista televisiva, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz ha dichiarato che intanto non è assolutamente vero che se i ricchi si arricchiscono ulteriormente si avvantaggia, a caduta, anche il resto della popolazione e che inoltre l'Italia è purtroppo al terzo posto nella graduatoria mondiale delle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, dopo gli USA e la Gran Bretagna.

Quindi il primo problema da affrontare, se si vuol far ripartire l'economia, è quello della redistribuzione della ricchezza riducendo le ineguaglianze macroscopiche determinate dalla corruzione e rese più evidenti in un periodo di crisi economica.

In definitiva, parafrasando una frase di Papa Francesco, occorrono provvedimenti necessari per “far crescere l'economia dell'onestà contro la corruzione dilagante”.