Newsletter Aprile 2015

L'Editoriale di Sauro Bandi

La crisi come una guerra, il paese ad un bivio.

Questo è il sottotitolo di un dossier sulla grave situazione sociale ed economica in Grecia, soprattutto riguardo alla situazione di giovani e bambini, che Caritas Italiana ha realizzato in occasione delle recenti elezioni politiche in quel paese. Una guerra non ancora combattuta con le armi, ma i cui effetti non sono meno gravi. Un volto di guerra in atto in tanti paesi del mondo, in nome di quello che papa Francesco chiama il “ Dio denaro”. Sono indubbie le responsabilità dei governanti greci in questa situazione, ma d’altro canto sono da ritenersi fallimentari le politiche di austerità e controllo della spesa pubblica imposte dalla Troika, già più volte sperimentate nel corso della storia recente e che, durante il Giubileo del 2000 avevano portato ad una vasta mobilitazione per la cancellazione del debito estero dei paesi più poveri. Una misura concreta di solidarietà umana, ma anche di lungimiranza politica e sociale richiesta da Giovanni Paolo II ai governanti del mondo, purtroppo presto dimenticata e mai più perseguita. La situazione è sotto gli occhi di tutti: l’azione sconsiderata di pochi ricade sulla collettività, fa crescere la disuguaglianza, aumenta lo scontento sociale e la violenza.

 

I primi a pagare sono sempre i più fragili, le famiglie, i bambini, i giovani, gli anziani. Il dossier di Caritas Italiana sopra citato riporta alcuni dati davvero allarmanti sulla povertà generata dalla crisi in Grecia:

 – il 55% delle famiglie che si sono rivolte a Caritas Grecia non ha soldi a sufficienza per potersi permettere il cibo necessario;

– il 26% non riesce a coprire i costi sanitari, o perché bisognoso di terapie non completamente coperte dal servizio sanitario nazionale o perché, essendo il capofamiglia disoccupato di lungo termine, ha perso il diritto all’assistenza sanitaria;

– il 40% delle famiglie non è in grado di pagare le utenze, in particolare l’elettricità;

– un altro dato sconcertante riguarda il bisogno di impiego: solo il 51% del totale delle famiglie beneficiarie del programma e disoccupato. Significa che quasi la metà dei nuovi poveri che si rivolgono alla Caritas per ricevere aiuti alimentari non sono disoccupati, hanno un lavoro full time, ma nonostante ciò non hanno un reddito sufficiente per vivere. Questo dimostra che il dato sulla disoccupazione nazionale, seppur altissimo, mostra solo parzialmente la reale portata del problema, perchè anche tra gli occupati c’e chi non ha denaro a sufficienza per vivere dignitosamente. Molti

sono dipendenti, con stipendi inferiori ai mille euro, ma molti sono liberi professionisti (architetti, ingegneri, avvocati, psicoterapeuti, …), piccoli imprenditori o commercianti, che formalmente non risultano disoccupati, in particolare la situazione del settore edile);

– infine, l’8% dei capifamiglia ha dichiarato di avere bisogno di assistenza psicologica.

 

A fronte di questa situazione che cosa possiamo fare noi? Varie sono le iniziative avviate dalla rete Caritas italiana ed europea e elencate nel dossier: sostenere i gemellaggi solidali tra famiglie italiane e greche per sperimentare un nuovo modello di intervento solidale costruito sulla capacità delle famiglie e delle comunità cristiane di generare fraternità e condivisione oltre i confini del proprio Paese, attraverso un percorso di coinvolgimento territoriale diretto e concreto; promuovere il progetto di costruzione di una grande rete di solidarietà e di condivisione, attraverso la quale mettere in collegamento diocesi, parrocchie, associazioni e famiglie italiane con diocesi, parrocchie, associazioni e famiglie greche attraverso la partecipazione a campi di volontariato, animazione di reti familiari, formazione di volontari e operatori sociali, sviluppo di fondi di microcredito, realizzazione di attività generatrici di reddito, attivazione di borse di studio e di borse lavoro, promozione di percorsi inediti di turismo solidale, senza dimenticare gli aiuti diretti ai più poveri, ai più bisognosi, attraverso la distribuzione di aiuti alimentari. Nel dossier sono contenute precise proposte anche per l’Unione europea chiamata a recuperare lo spirito della Strategia Europa 2020 e del processo del Semestre Europeo che si ponevano come obiettivo la necessità di ridurre la povertà e l’esclusione sociale come parte integrante dell’agenda europea, mentre a livello internazionale è urgente e necessario andare alla radice dei problemi ricostituendo il legame tra finanza ed economia. Concretamente questo significa porre in essere meccanismi di controllo della speculazione, vincolare gli operatori finanziari a un maggiore legame con l’economia reale, ristabilire il controllo democratico su quel mondo largamente sommerso della finanza “ombra” che ha dimostrato di poter provocare effetti gravissimi sulla vita di tante persone.

 

L’Europa avrà la forza morale di ritrovare il senso di solidarietà e unità che ha ispirato i suoi fondatori? Il mondo avrà il coraggio di non abbandonarsi alla violenza del denaro e dell’egoismo? Noi stessi riusciremo a dare una svolta di prossimità  e equità alle nostre abitudini e comportamenti?  La speranza in questo tempo pasquale non è soltanto un pio desiderio, ma una possibilità concreta e “toccata con mano” dai testimoni del Risorto. E si traduce in precisi stili di vita, come ci ha ricordato Papa Francesco nel messaggio Urbi et Orbi, della Domenica di Pasqua:   Il mondo propone di imporsi a tutti costi, di competere, di farsi valere… Ma i cristiani, per la grazia di Cristo morto e risorto, sono i germogli di un’altra umanità, nella quale cerchiamo di vivere al servizio gli uni degli altri, di non essere arroganti ma disponibili e rispettosi. Questa non è debolezza, ma vera forza! Chi porta dentro di sé la forza di Dio, il suo amore e la sua giustizia, non ha bisogno di usare violenza, ma parla e agisce con la forza della verità, della bellezza e dell’amore.”


Il Punto sull'economia

 Alla base della drammatica crisi economica che ha investito la Grecia ci sono alcuni nodi strutturali che i governi greci da circa venti anni non sono riusciti a risolvere.