Newsletter Febbraio 2015

L'Editoriale di Sauro Bandi

L’Ucraina fa parte di quelle periferie della nostra Europa, come la Grecia e Lampedusa che Papa Francesco continua a indicarci come le frontiere di un impegno comunitario e solidale di tutta l’Unione e un banco di prova per la qualità della fede cristiana che condividiamo. Purtroppo l’Europa solo nelle ultime settimane sembra aver preso coscienza della gravità della situazione e cioè il rischio di una guerra alle sue porte che comprometterebbe seriamente la pace anche nel suo territorio. Sembra mancare anche la consapevolezza dell’entità della crisi umanitaria in atto che coinvolge moltissime famiglie che stanno affrontando l’inverno nei campi profughi provvisori allestiti in fretta e furia. Dall’inizio della rivolta di piazza Maidan a Kiev ( febbraio dell’anno scorso) sono oltre 5350 i morti e circa 11.000 i feriti. Secondo i dati dell’Unchr sono circa 2,3 milioni gli sfollati, i profughi e le persone in difficoltà che hanno bisogno di assistenza; 5,2 milioni sono i civili che vivono all’interno dell’area del conflitto, di cui 140.000 bambini.  Purtroppo anche i media non ne hanno parlato a sufficienza, distolti da altri eventi internazionali, contribuendo alla scarsa attenzione da parte della popolazione europea. I Vescovi Ucraini, ricevuti in questi giorni in visita “ad limina” dal Papa hanno alzato il loro grido di aiuto definendo la situazione del loro paese come “la più grande catastrofe umanitaria in Europa orientale dopo la fine della seconda guerra mondiale” e lanciando un appello alla comunità internazionale perché fermi l’aggressione e organizzi gli aiuti umanitari al popolo ucraino. Caritas Italiana, da parte sua, ha già lanciato vari comunicati e attivato una serie di aiuti umanitari, ma anch’essa denuncia una difficoltà a dare risposte più efficaci per l’assenza di donazioni da parte delle nostre comunità e una crescente disattenzione alle possibili conseguenze che un conflitto come questo potrebbe determinare per tutta l’Europa.  E’ vero che in questi ultimi tempi siamo stati sollecitati da tante emergenze e che la crisi economica crea tanti bisogni anche sul nostro territorio, ma teniamo alta la tensione a non dimenticare questi nostri fratelli nella preghiera e con l’aiuto concreto. Non cessiamo inoltre di pretendere dalla politica passi concreti e coraggiosi per difendere la pace e la giustizia in Europa e nel mondo. In questo quadro desolante mi sembra particolarmente significativo terminare con un segno di speranza. L’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halic, mons. Shevchuk, ha dichiarato agli organi di stampa che quasi l’80% della popolazione ucraina è volontariamente coinvolta in diverse azioni caritative e che le parrocchie sono diventate il centro di questo movimento di solidarietà. Questo, continua il primate della chiesa greco cattolica ucraina, è il modo in cui il popolo si batte per la libertà, l’indipendenza e l’integrità del nostro paese. Ci auguriamo tutti che da questo movimento di popolo possa nascere davvero una nuova Europa e un mondo nuovo.