San Massimiliano - Servizio Civile in Festa

Il 12marzo cade la festa di  San Massimilianoe per l’occasione, I ragazzi che svolgono Servizio Civile in Caritas Diocesanae negli oratori di Forlì si sono recati a Sotto il Monte (BG) , paese che hadato i natali a Giovanni XXIII per l’incontro nazionale dei giovani in  Servizio Civile. Ogni anno, è un momentoimportante per riflettere sul senso della scelta di svolgere un anno diServizio. Abbiamo chiesto a Gianluca, un nostro volontario in Servizio civilecome vive questa scelta.


D: Cosa significa per te il Servizio Civile?

R: Rappresenta, ad un tempo, una grande opportunità disviluppo umano e un’occasione per dedicare un anno ad attività che, pur nonstrettamente definibili lavorative (il Servizio Civile rimane pur sempre dainquadrarsi come volontariato), sviluppano anche una serie di competenzetecniche e professionali non indifferenti. Un’esperienza densa, ricca,totalizzante.
A livello personale, costituisce anche una boccata d’aria fresca rispetto aglianni degli studi accademici che, pur avendomi donato più di una soddisfazione,hanno richiesto lunghe giornate di studio e di conseguente isolamento: ilServizio Civile mi è sembrato, e mi sembra tuttora, il rimedio migliore controquesta strana forma di atonia.

D: Come vivi, in particolare, il Servizio Civile in Caritas?

R: Il Servizio Civile in Caritas, in particolar modo, mette il volontario acontatto con la marginalità sociale in tutte le sue molteplici forme: lapovertà, l’emarginazione, la tossicodipendenza, la malattia mentale e quant’altro.Qui, il principio generalissimo della “difesa non violenta della Patria” che informa l’intero istituto del Servizio CivileNazionale, è da declinarsi in una difesa del prossimo tout court: risulta, in effetti, quasi superfluo tirare in balloentità impersonali come la patria, quando l’utenza consiste in una presenzafisica, che più fisica non si potrebbe. Il bisognoso scalpita, si affannaall’ingresso, batte la mano sulla spalla: prima della patria, da difendere èun’umanità tutta presente, fisica e da considerarsi come assolutamenteaffratellata.
A mio avviso, ciò che principalmente connota l’attività benefica di Caritas, èil non considerare gli utenti come pratiche da svolgere e da ultimare peresigenze di protocollo, ma come persone - individui unici ed irripetibili - daconoscere ed accompagnare lungo la via. Piano piano quei volti, quelle vite almargine che i canali di comunicazione ci presentano in forma indegnamente stereotipata,prendono colore: non più in bianco e nero, ma un caleidoscopio di colori,linguaggi, credenze e storie che si affacciano alla zona filtro nei giornid’apertura al pubblico.

D: Cosa significa per te questa festa?

La festa di San Massimiliano, anche al di fuori di una prospettiva religiosa, è da salutare come celebrazione della non violenza.
Secondo l’agiografia, Massimiliano di Tebessa ottenne la palma del martirio in seguito al suo netto rifiuto di seguire le orme paterne, che l’avrebbero portato ad uccidere, razziare e commettere tutta la serie di atrocità cui le legioni (specie in epoca tardoantica) erano solite abbandonarsi: tutte azioni che ritenne contrarie alla sua fede cristiana, e dunque decise di evitare a qualunque costo.
Al di là dei discorsi sull’attendibilità o meno delle fonti storiche, che contrassegnano praticamente tutte le vite dei santi dei primi secoli, la figura del santo dell’obiezione di coscienza impartisce almeno due grandi lezioni ai volontari del Servizio Civile: l’esercizio ostinato della non violenza ed il sacrificio di sé per un fine superiore. La prima, ovviamente, subordinata alla seconda.
Ritengo, insomma, che il “sangue versato” durante le ore di servizio ripaghi in valuta estremamente pregiata. L’eterna beatitudine meritata da Massimiliano tramite la mansuetudine ed il ripudio della violenza può assumere, per i volontari Caritas, la forma di una pacca sulla spalla, di un sorriso di gratitudine, o ancora di una vigorosa stretta di mano: c’è sicuramente di che accontentarsi.
Da appassionato di storia locale, infine, vorrei ricordare come anche la città di Forlì disponga del proprio santo obiettore: san Valeriano da Forlì, che, convertitosi alla testa di un’ottantina di commilitoni, gettò le armi andando incontro alla morte in modo non dissimile rispetto a Massimiliano. Si tratta di un santo antico, per lungo tempo considerato patrono dei forlivesi al pari del vescovo Mercuriale, sconosciuto ai più. Anche Forlì ha il proprio, romagnolissimo, Massimiliano.