02/15 Uno Sguardo alla Mondialità Europa,un dialogo fra sordi

di Michele Tempera


L’Europa vede ancora una volta nella sua storia la possibilità di una guerra conclamata sul suo territorio. Gli insegnamenti del passato non sembrano essere abbastanza vividi nella memoria dei politici europei e statunitensi, tanto da fomentare un conflitto, la guerra civile ucraina in corso, che in realtà era non troppo difficilmente evitabile. Questa crisi geopolitica e militare è iniziata molti anni addietro ed affonda le sue origini nel periodo immediatamente successivo alla caduta dell’Unione Sovietica (della quale l’Ucraina faceva parte fina dalla Prima Guerra Mondiale). Fin dai primi anni ’90, un governo autoritario legato a Mosca in continuità politico-strategica con il passato nonostante i cambiamenti che erano appena intervenuti, governava l’Ucraina. Le sue caratteristiche principali erano di due tipologie: verso l’esterno la dipendenza economica, commerciale e diplomatica dalla Russia mentre internamente Kiev si basava sull’imposizione di un regime corrotto e deleterio per la maggioranza della popolazione. Non sorprende che il risentimento provato dagli abitanti della parte occidentale del paese (storicamente orientati politicamente e culturalmente verso l’occidente in opposizione alla Russia) si sia concretizzato in rivolte più o meno violente ricorrenti nel corso degli anni.

I cittadini delle regioni orientali, al contrario legati sotto ogni aspetto (dalla cultura e dalla religione fino all’economia ed al commercio) alla Russia, hanno beneficiato di condizioni più favorevoli durante i quindici anni circa di governo post-sovietico. Queste divisioni interne sono riconoscibili anche nella guerra civile di oggi, sebbene siano mutati per diversi motivi i confini originari delle linee di separazione tra le due comunità.

Nel quadro delle divisioni interne descritte brevemente sopra, si inserisce la Nato (siamo nel 2005 circa), interessata ad allargare i propri confini orientali fino a quelli russi. Una strategia spregiudicata (in buona parte portata al successo dalla pura forza economico-militare Usa) dettata dalla volontà statunitense di imporsi sulla scena internazionale dal punto di vista politico, economico e militare emersa più violentemente negli ultimi venticinque anni

La Nato (a guida statunitense) e molti suoi stati membri hanno sostenuto le rivolte delle fazioni politico-economiche avverse ai governi filo-russi, fino a quando la “rivoluzione arancione” di metà anni 2000 è riuscita a determinare un cambio di regime e di personale politico dirigente ai vertici dello stato ucraino. Le pratiche di corruzione e di prevaricazione non sono però scomparse, perpetrate nello stesso modo precedente ma da una elite politico-economica diversa. Povertà e soprusi di vario tipo spingevano negli stessi anni (a partire dal 1995 fino al 2010 circa) centinaia di migliaia di ucraini ad emigrare alla ricerca di un luogo dove vivere dignitosamente. Tra essi, erano numericamente preponderanti donne di mezza età che hanno occupato un settore economico europeo in forte ascesa in quegli anni in tutta Europa (ed in Italia in particolare): l’assistenza domiciliare agli anziani.

In seguito a circa cinque anni di grande confusione ed instabilità politica ed istituzionale (2006-2012), l’Ucraina ha eletto nuovamente un presidente filo-russo sull’onda di sdegno dovuta ai pessimi risultati dei leader politici (ed economici) della “rivoluzione arancione”. I brogli dei quali certamente si è macchiato questo ultimo presidente eletto esistono realmente, tuttavia essi non sono stati certamente maggiori di quelli praticati in ogni elezione del periodo post-sovietico (periodo “arancione” incluso.

Un paese povero, diviso e preda di tutti i peggiori fenomeni che affligono una società in completa disgregazione, si è trovato a contestare nuovamente il governo filo-russo entrato in carica negli ultimi anni. La rivolta che è stata denominata di piazza Majdan ha mantenuto, nelle prime settimane, lo stesso copione di quella “arancione” di otto anni prima: sostegno statunitense economico e diplomatico ai rivoltosi allo scopo di fare cadere il governo disponibile verso la Russia e sostituirlo dall’esterno con un esecutivo dotato della volontà di aderire in tempi brevi alla Nato. Questa volta però, la rivolta di piazza non è stata lasciata alla tenacia di una popolazione disperata, ma ben presto sono comparsi in piazza mecenati armati pesantemente ed addestrati alla guerriglia urbana. Da dove venivano e da chi fossero finanziati possiamo intuirlo, ma non era stata preventivata l’entità della reazione russa a questa ingerenza plateale negli affari interni di uno stato indipendente.

L’occupazione e l’annessione della penisola di Crimea e la rivolta armata delle regioni ucraine orientali più legate a Mosca, hanno frenato i piani della Nato per una immediata espansione al territorio ucraino mentre il nuovo governo di Kiev instauratosi con una rivolta armata vera e propria ha aperto immediatamente le ostilità militari verso le regioni che ricercano l’indipendenza da un paese che ha già dichiarato pubblicamente di volerle schiacciare economicamente e politicamente una volta sconfitte militarmente. In questo quadro Mosca cerca di sostenere i ribelli dell’est, ma dopo essere stata colpita da pesanti sanzioni (su pressione degli Usa) non sembra più in grado di svolgere un ruolo pari a quello svolto dagli Stati uniti a sostegno del governo scaturito dalla guerriglia armata.

In un dialogo tra sordi, continuano le ostilità fomentate dall’estero proprio come avveniva in altri luoghi del mondo durante la Guerra fredda. A subire la sorte peggiore sono i civili mentre rimangono intatte le problematiche delle divisioni nazionali tra due blocchi contrapposti. Essi, non sono certo aiutati ad avvicinarsi dalla Nato e dalla Russia, le quali fomentano piuttosto lo scontro per rispettivi interessi geopolitici di parte. La vera sorpresa negativa è data dall’atteggiamento incredibilmente passivo dell’Unione Europea, la quale osserva una guerra svilupparsi ed ampliarsi ai propri confini contrapponendovi solamente dichiarazioni di principio.