ESSERE RIFUGIO

ESSERE RIFUGIO - il diritto d’asilo nelle città
ACCOGLIERE Proteggere Promuovere INTEGRARE

In occasione della prossima giornata mondiale del rifugiato, il Servizio diocesano Migrantes Martedì 19 giugno - ore 17,15  presso Salone Comunale – Forlì ha promosso  un incontro pubblico su

“Il Diritto d’Asilo – Report 2018 – Accogliere Proteggere Promuovere Integrare”, con particolare sottolineatura delle esperienze di ospitalità diffusa in famiglia, riprendendo i progetti maturati a livello locale e nazionale.

IL DIRITTO D’ASILO

Collocato al centro del’odierno dibattito etico e politico che investe il nostro paese e tutta l’Europa, martedì 19 giugno si è tenuto in salone comunale a Forlì il convegno “Essere rifugio: il diritto d’asilo nelle città”. Il resoconto dei vari interventi si può ricomprendere in alcuni passaggi proposti dal vescovo, unitamente ad  una sintesi della relazione di Cristina Molfetta,  saltando la parte della accoglienza in famiglia, appena accennata, che è stata sacrificata dal dilatarsi dei precedenti interventi e che ci promettiamo di riproporre in altra occasione.  Il vescovo Livio  ha preso spunto dalla lettera che il 20 maggio scorso la Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI ha inviato alle comunità cristiane e dal significativo titolo ‘ Comunità accoglienti – uscire dalla paura’. “ Le migrazioni, segno dei tempi. Richiedono uno sguardo profondo, capace di andare oltre le letture superficiali o di comodo, uno sguardo che vada “più lontano” e cerchi di individuare il perché del fenomeno, interrogandosi sulle cause che lo muovono. Sono una sfida pastorale a cui tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a rispondere con alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie responsabilità, con realismo e intelligenza, con creatività e audacia, unite a prudenza, evitando soluzioni semplicistiche . La prima opera educativa è il superamento delle paure, pur comprensibili, ma non il loro sfruttamento a fini strumentali elettorali. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, il diverso, all’incontro con il prossimo.

E’ stata poi la volta di Cristina Molfetta, antropologa e curatrice del Report 2018 per conto della Fondazione Migrantes. Con tono  appassionato ma rigoroso ha tratteggiato  le criticità attuali, mettendo in risalto una sequenza di aspetti negativi preoccupanti come: la evidenza che le politiche sia italiane che europee di questi ultimi anni ostacolano sostanzialmente il diritto d’asilo; il mancato funzionamento dell’accordo di Dublino inerente le modalità di accoglienza di primo ingresso; la non avvenuta ricollocazione nei vari paesi della UE dei profughi sbarcati in Italia; l’ipocrisia degli accordi (poco conosciuti) con Turchia e Libia per il lavoro sporco di contenimento e trattenimento dei profughi ivi in transito. Di fatto l’Europa, anziché favorire ed aumentare le accoglienze, si sta orientando su accordi che ne riducano il numero. Tra gli aspetti che caratterizzano ancora negativamente l’Italia c’è il tasso di riconoscimento del titolo di asilo: 40% contro il 50% nel resto d’Europa, i tempi lunghi dell’iter di ottenimento di un permesso e la riduzione dei livelli di garanzia introdotti con l’ultimo decreto Minniti che ha ristretto a due i gradi di giudizio, riducendo anche altre tutele. Ulteriori contraddizioni e ipocrisie: gli insignificanti contributi alla cooperazione, parzialmente dirottati, impropriamente, ai fondi destinati per l’accoglienza, altro che ’aiutiamoli a casa loro’,  per non dire della vendita di  armi proprio in medio oriente e nei paesi interessati alle partenze. Una sconfortante e preoccupante conclusione: rimessa in discussione del diritto d’asilo, di pari passo  con la riduzione  della democrazia.   Da questa consapevolezza un rinnovato impegno, come credenti, alla vigilanza e al lavoro per riaffermare giustizia e verità.

 

Roberto Ravaioli