01/15 Il Punto sull'economia Gli effetti devastanti della “grande contrazione” sui diritti e sul welfare delle famiglie italiane

di Luciano Camaggio

Come noto, la situazione economica e sociale del nostro Paese, al compimento del sesto anno (2008/2013) della crisi finanziaria internazionale, ha prodotto effetti devastanti per le famiglie italiane, in termini di aumento della disoccupazione, in particolare di quella giovanile, di riduzione del potere di acquisto e quindi del livello dei consumi, compresi quelli alimentari e di aumento nella iniquità della distribuzione della ricchezza.

Possiamo affermare, inoltre, che le politiche di austerità applicate dall'Unione Europea, su direttive della Germania, hanno purtroppo comportato un peggioramento della situazione in tutti i paesi della fascia mediterranea: l'esempio più eclatante è quello della Grecia, verso la quale le politiche della troika ( B.C.E., FMI e Commissione Europea ), hanno prodotto una vera macelleria sociale e, oggi, c'è chi sostiene che, considerata l'entità del debito pubblico greco, una politica meno drastica avrebbe alleviato le sofferenze di quella popolazione.

Ma vediamo di esaminare quelli che sono stati gli effetti più devastanti in termini dei diritti dei lavoratori e, di conseguenza, sul welfare delle famiglie italiane.

Intanto, come hanno dimostrato le vicende FIAT ed ELETTROLUX, i lavoratori vengono sottoposti ad un vero ricatto, cioè accettare determinate condizioni di riduzione dei salari e dei relativi diritti con la minaccia di trasferire, in caso di mancata accettazione, le unità produttive in Paesi con meno pretese in termini di salari ( nei casi specifici dall'Italia alla Polonia); cioè invece di migliorare le condizioni lavorative dei paesi con meno diritti, si cerca di togliere i diritti acquisiti ai paesi più avanzati, compromettendo le conquiste sociali del XX secolo.

Un altro elemento devastante, in particolare per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, è il precariato, con le assunzioni a tempo determinato e con la possibilità di licenziamenti, senza dover indicare il motivo, ovvero senza giusta causa. Il recente decreto Poletti, consente  al datore di lavoro di licenziare  il lavoratore senza adeguate motivazioni per ben cinque volte in tre anni, il che vuol dire che un giovane, non solo perde la dignità di persona, ma non ha alcuna possibilità di programmare il proprio futuro ( mettere su famiglia, avere dei figli, acquistare una casa, eccetera).

Secondo alcuni analisti l'incidenza dei contratti a tempo determinato ha ormai toccato un livello elevato, ovvero intorno al 65%, con assunzioni di breve durata, comunque inferiori ai dodici mesi, mentre le assunzioni a tempo indeterminato riguardano soltanto casi di competenze eccezionali che si ha il timore di perdere.

Un altro fenomeno importante al quale abbiamo assistito in questi ultimi anni, in particolare nel settore della sanità e dell'assistenza, è quello della trasformazione dei lavoratori da dipendenti in cooperative, ovvero invece di assumere  dipendenti per determinati lavori, si preferisce affidarli in appalto: durante il periodo 2007/2012 le cooperative sono aumentate del'8%, raggiungendo  1 milione e 350 mila dipendenti, ma il risultato è stato quello di diminuire non solo il livello dei salari, ma anche i relativi diritti, anche se in più occasioni  le cooperative hanno consentito di conservare i posti di lavoro.

Naturalmente gli effetti della crisi non hanno intaccato soltanto le condizioni economiche delle persone, ma sopratutto i diritti, ovvero

1)                 il diritto al lavoro inteso, come abbiamo visto, come dignità della persona di poter programmare il proprio futuro;

2)                 il diritto alla salute : si sta allargando sempre di più la fascia di persone che non riescono a curarsi in quanto non in grado non solo di pagarsi le visite, ma neanche i tiket previsti per la diagnostica e le medicine, per non parlare delle esose spese odontoiatriche; stanno aumentando i poliambulatori di Emergency del Dr. Gino Strada e quelli della Caritas in Italia, cui ricorrono sempre più frequentemente, non solo gli immigrati, ma anche le famiglie italiane;

3)                  il diritto al cibo, come la possibilità di effettuare pasti decenti, in particolare in presenza dei bambini;

4)                  il diritto allo studio: aumentano le famiglie costrette a ritirale i propri figli dalle scuole, con l'aggravante di non poterli inserire nel mondo del lavoro, venendo ad aumentare la categoria dei cosiddetti “inoccupati”, ovvero di giovani che non studiano e non lavorano costituendo, in particolare in alcune regioni del Sud, un serbatoio cui attingere da parte della criminalità organizzata; da segnalare inoltre il recente calo delle iscrizioni alle Università italiane, registratosi nell'anno scolastico 2013/2014.

In tutta questa situazione, dobbiamo sperare che le recenti elezioni europee, che hanno visto entrare in Parlamento circa cento eurodeputati, appartenenti ai cosiddetti partiti antieuropei ed euroscettici, faccia riflettere, in particolare la Germania, sulla necessità di dover abbandonare le politiche di austerità e di attuare politiche che consentano di incentivare la crescita e lo sviluppo per creare nuovi posti di lavoro e alla B.C.E, di abbandonare le politiche di rigore per la difesa dell'inflazione, di poter emettere Eurobond per aiutare i Paesi in difficoltà e di immettere liquidità nel sistema bancario, come la FED americana, controllando peraltro che finisca nel ciclo produttivo e dei consumi, ovvero alle aziende e alle famiglie.

E' l'ultima possibilità che rimane di passare da un Europa Monetaria, gestita dai banchieri e dai burocrati ad una Europa dei Popoli, fermo restando che ciascun paese, in primis l'Italia, ha il dovere di effettuare la propria parte,  con le riforme istituzionali e quelle strutturali ( burocrazia, fisco e giustizia,) nonchè con una lotta efficace all'evasione fiscale, alla corruzione, all'economia criminale e a quella sommersa.

Come cittadini italiani dobbiamo avere la consapevolezza che tutto questo va fatto per il futuro del nostro Paese e senza dover usare l'alibi ipocrita “ce lo chiede l'Europa”. Naturalmente soltanto in queste condizioni il Governo Renzi potrà presentarsi in Europa per chiedere uno sforamento del fatidico 3% del parametro di Maastricht per poter disporre di nuove risorse per la crescita e lo sviluppo e, nel contempo, ottenere un allentamento del cosiddetto “ fiscal compact”, ovvero nel rientro graduale al 60% del PIL del nostro debito pubblico (attualmente siamo a circa il 132%).

Un'ultima considerazione va fatta sul problema del mancato utilizzo da parte del nostro Paese dei  “Fondi Europei”, ovvero siamo al paradosso che l'Italia è uno dei maggiori contribuenti dell'Unione Europea, ma non siamo capaci di spendere i fondi ai quali abbiamo diritto, in particolare da parte delle Regioni e quindi vengono in parte restituiti per essere destinati ad altri Paesi, cioè oltre il danno abbiamo la beffa. Secondo alcune fonti giornalistiche si tratta di qualche decina di miliardi di euro e anche questo va assolutamente evitato, se vogliamo dare un futuro di speranza alle famiglie ed in particolare ai giovani.