01/15 Uno Sguardo alla Mondialità Schiavitù e Giustizia

di Michele Tempera

La schiavitù continua a essere utilizzata in molte parti del mondo, nonostante trattati e convenzioni internazionali abbiano formalmente bandito questa pratica che lede la dignità umana. Questo problema rappresenta una delle tante contraddizioni esistenti tra lettera e pratica del diritto internazionale nonchè tra enunciazione e pratica di principi e diritti da parte di governi e organizzazioni internazionali.

L’attenzione recentemente destata da Papa Francesco in occasione del messaggio per la giornata mondiale della pace, avvenuta il primo gennaio scorso, ed intitolata “Non più schiavi, ma fratelli”, è servita a riportare al centro della discussione politica, sebbene per pochi giorni, questa pratica abominevole. Tuttavia, se alla denuncia non seguiranno gesti e provvedimenti concreti, il monito accorato del pontefice rimarrà infruttuoso. A questo proposito è lui stesso a sottolineare come i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà siano chiamati a ricercare le modalità loro confacenti al fine di debellare la piaga della schiavitù.

Il fenomeno, come si potrebbe pensare ad uno sguardo superficiale, non è confinato ai paesi poveri ed in via di sviluppo, ma è drammaticamente diffuso anche in occidente ed in quei paesi in via di sviluppo (come Cina, Sud Africa, Brasile, Vietnam e tanti altri) dove si celebra da anni una forte “crescita economica”, spesso frutto della schiavitù stessa. Le molte modalità attraverso le quali la schiavitù si manifesta negli ambiti geografici e statali appena citati, conferma come, a dispetto delle molteplici forme che ha assunto l’economia moderna e dei suoi rapidi mutamenti tecnologico-organizzativi, persista ancora intatta la volontà di prevaricare e sottomettere i diritti e la vita dei propri fratelli proprio come avveniva molti secoli fa.

A prescindere dal fatto che la schiavitù implichi violenza e che in non pochi casi avvenga in contesti di conflitto più o meno conclamato, essa non è direttamente correlata alla pace. Il legame stabilito nel documento di Papa Francesco tra superamento della schiavitù e pace, è indiretto e più sottile di quanto possa sembrare ad una prima lettura. Infatti, la schiavitù non è determinante nel consentire il raggiungimento della pace: anche in assenza di schiavitù sono potenzialmente presenti la guerra o i conflitti armati di varia natura. Il Papa prende in considerazione la schiavitù come parte dei molti elementi politici, sociali, economici e spirituali che inibiscono e compromettono la giustizia. Egli, dunque, implica con questo testo che solamente con l’affermazione preventiva della giustizia sarà possibile ottenere la pace. Detto in altri termini, la schiavitù è uno dei fenomeni umani negativi che qualora vengano superati, porterebbero allo stabilirsi della giustizia e, per questa via di giustizia, alla pace intesa in senso non solo militare (anche politica, culturale, economica e sociale). Se la giustizia è la condizione “sine qua non” per l’avvento della pace, il superamento della schiavitù rappresenta un urgente ed importante obiettivo verso il realizzarsi di una giustizia troppo spesso ritenuta come utopica ed irraggiungibile. Lo sguardo disfattista e cinico che classifica come impossibile il raggiungimento di una condizione di giustizia soddisfacente, anche attraverso il superamento di ogni schiavitù in qualsiasi luogo, è spesso dettato dalla necessità di giustificare la propria indifferenza o il proprio egoismo di fronte al ripetersi di drammi ed ingiustizie che (solo per ora) colpiscono altre persone.

La schiavitù, in fine, denota un legame ineludibile con l’economia e la finanza internazionali, nazionali e locali. Le motivazioni pratiche e strumentali della schiavitù risiedono, almeno nell’immediato del crimine stesso, nel guadagno monetario che da essa se ne può derivare nel breve e medio periodo. Il lavoro forzato o lo sfruttamento sessuale, intendono procurare una somma di denaro agli sfruttatori, indipendentemente dal costo umano che ne discende. Anche organizzazioni schiavistiche più ampie ed organizzate mirano a produrre alti profitti grazie alla schiavitù imposta ad altre persone. Vediamo come, ancora una volta, il legame tra superamento della schiavitù e pace sia indiretto, chiamando in causa in questo caso l’economia e la finanza prive di etica e di regolamentazioni (il liberismo) che tanta parte hanno avuto nella crisi economico-sociale attuale nonchè nella perpetuazione delle ingiustizie e delle diseguaglianze che sfigurano indegnamente il volto della famiglia umana.