Voci migranti nella letteratura

Voci migranti nella letteratura…


"Quella mattina, la mattina del mio primo giorno, la mattina che seguì alla mia prima notte, fu una mattina di sole. Non era quel sole giallo e luminoso a cui ero abituata, che fa arricciare ogni cosa lungo i bordi, quasi fosse impaurita, ma un sole giallo pallido, come indebolito per essersi sforzato troppo di brillare; il sole comunque c’era, e questo era bello e casa mia mi mancava di meno. Così, vedendo il sole, mi alzai e indossai un vestito allegro, di madras, lo stesso tipo d vestito che mi sarei messa se fossi stata a casa e avessi voluto uscire per trascorrere una giornata all’aria aperta. Tutto sbagliato. Il sole splendeva, ma l’aria era fredda. Eravamo a metà gennaio, dopo tutto. Ma io non sapevo che il sole poteva splendere e l’aria restare fredda: nessuno me l’aveva mai detto."
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Jamaica Kincaid
da Lucy (ed. Adelphi)


Voci migranti nella letteratura…

 

Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo

 

Sai cosa significa essere un' estranea?
Sai come ci si sente in una classe dove tutti sono biondi e tu invece hai i capelli neri?
Sai cosa vuol dire quando l'insegnante chiede “Chi non è nato qui, alzi la mano!” e tu sei l'unica a farlo?
E poi, quando l'hai alzata, vedi che gli altri ti guardano e ridono?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa quando l'insegnante ti tratta come se anche tu fossi stata lì per tutta la tua vita?
Quando parla così veloce che non riesci a capire niente e gli chiedi per favore di andare più piano?
E quando lo chiedi, gli altri ti dicono “Se non riesci a capire, è meglio per te se provi in una classe più bassa”.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa stare dall'altra parte?
Quando indossi gli abiti che portavi nel tuo paese e tu li trovi carini, mentre gli altri pensano che tu sia pazza?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Cosa significa essere una sfigata.
Cosa vuol dire quando qualcuno di dà noia, senza che tu gli abbia fatto niente?
Quando gli dici di smetterla e lui risponde che non ti ha fatto niente.
E poi, visto che non la smette, ti alzi e lo dici all'insegnante.
E lui nega.
E l'insegnante domanda al tuo vicino di banco.
E lui risponde “E' vero, non gli stava facendo niente”.
Così ti prendono per bugiarda anche i professori.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai com'è quando provi a parlare e non pronunci bene le parole?
Quando dicono di non capirti.
E ti ridono dietro, ma siccome non capisci, ti metti a ridere con loro.
E allora ti chiedono “Ma sei scema a prenderti per i fondelli da sola?”
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa camminare per strada e avere gli occhi di tutti puntati addosso, solo che non te ne accorgi?
E quando lo capisci provi a nasconderti, ma non sai dove perché gli altri sono dappertutto?
Devi vivere in un paese che non è il tuo per capirlo.


Questa poesia è stata scritta nel 1984, e pubblicata nel 1986 dalla Anti-Defamation League per il progetto "A World of Difference".

A quel tempo, Noy si era trasferita dalla Cambogia a Boston e frequentava il liceo. Con questi versi ha voluto far capire le sue difficoltà di giovane immigrata, sperando che tutti provassero ad essere più aperti verso gli altri, a prescindere dalla loro razza, cultura, identità e religione.